Vidi la felicità farmi un cenno…

sentieri

…”Così che, affranti dalla sete e dalla fame, sostenuti solo dal grande entusiasmo dell’arte, davanti a così straordinaria natura, non si ebbe neppure il refrigerio di un bicchier d’acqua né d’un morso di pane…tra quel precipizio di volti e di scale scendemmo dalla stretta gola dello scalo, alla marina e là si ebbe il risveglio il più voluttuoso di tutti i nostri sensi. La nostra vita, uscita dalle tenebre, spaziò negli infiniti azzurri di quelle profondità smeraldine. L’olfatto si inebriò di quel salso e penetrante odore marino. L’udito gioì del suono solenne dell’onda vittoriosa, che, col suo movimento ritmico, flagellava indomita le rocce dirupate e strappava di bocca al Rio”… (Telemaco Signorini, 1860) così descrisse l’autore, il suo primo incontro con la marina di Riomaggiore

Finestre

Matisse Studio

Matisse’s Studio, Nice painted by Damian Elwes 2007

“… I sogni sono vani inspiegabili: non tutti si avverano, purtroppo per gli uomini. Due sono le porte dei sogni inconsistenti: una ha battenti di corno, l’altra d’avorio: quelli che vengono fuori dal candido avorio, avvolgono d’inganni la mente, parole vane portando; quelli invece che escon fuori dal lucido corno, verità li incorona, se un mortale li vede” (Omero – Odissea)

Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.

Antonia Pozzi, 1929

Forse un Dio ci guidava…

mareggiata

C’è un porto con ottimi approdi, dove non occorre la gomena,

né gettare le ancore né legare gli ormeggi:

ma, approdati, si può rimanere finché l’animo

spinga i naviganti a salpare e soffino i venti.

In capo al porto scorre limpida acqua:

una fonte, dentro una grotta. Intorno crescono pioppi.

Arrivammo in quel luogo, e un dio ci guidava

nella notte buia, senza svelarsi alla vista: intorno alle navi c’era nebbia profonda, la luna

non luceva dal cielo, ma era impigliata tra nubi.

Così nessuno con gli occhi scorse quell’isola…

 

(Odissea, libro IX, vv.136-147)