La bianca isola di San Nicola

“Questo posto favorisce il mio modo visionario di raccontare il mondo e poi aiuta a sognare, soprattutto quando c’è un meraviglioso cielo stellato che puoi vedere uguale solo nel Sahara”. Lucio Dalla

isoladisannicola

Crepuscolo mediterraneo perpetuato di voci che nella sera si esaltano, di lampade che si accendono, chi t’inscenò nel cielo più vasta più ardente del sole notturna estate mediterranea? Chi può dirsi felice che non vide le tue piazze felici, i vichi dove ancora in alto battaglia glorioso il lungo giorno in fantasmi d’oro, nel mentre  a l’ombra dei lampioni verdi nell’arabesco di marmo un mito si cova che torce le braccia di marmo verso i tuoi dorati fantasmi, notturna estate mediterranea? Chi può dirsi felice che non vide le tue piazze felici? E le tue vie tortuose  di palazzi e palazzi marini e dove il mito si cova? Mentre dalle volte un altro mito si cova che illumina solitaria limpida cubica la lampada colossale a spigoli verdi? Ed ecco che sul tuo porto fumoso di antenne,  ecco che sul tuo porto fumoso di molli cordami dorati, per le tue vie mi appaiono in grave incesso giovani forme, di già presaghe al cuore di una bellezza immortale appaiono rilevando al passo un lato della persona gloriosa, del puro viso ove l’occhio rideva nel tenero agile ovale. Suonavano le chitarre all’incesso della dea. Profumi vari gravavano l’aria, l’accordo delle chitarre si addolciva da un vico ambiguo nell’armonioso clamore della via che ripida calava al mare. Le insegne rosse delle botteghe promettevano vini d’oriente dal profondo splendore opalino mentre a me trepidante la vita passava avanti nelle immortali forme serene. E l’amaro, l’acuto balbettìo del mare subito spento all’angolo di una via: spento, apparso e subito spento! Dino Campana, da Canti Orfici, 1914

Advertisements

Il trasferimento, un drabble per una maestra

barbaneratorna

Approdò su quella terra nera di lava che era ancora estate, mille gradini la separavano dal porto alla scuola. A metà della salita si fermò, fra enormi agavi  e fiori di cappero, stremata, il fiato le mancava, trovò difficile orientarsi. Nuvole bianche di settembre correvano sulla sua testa, una mano le indicò la casa rosa. Nella controra notò che non esistevano insegne. Nemmeno una parola scritta in quel fazzoletto di terra gettato in mare. La solitudine intima del luogo la rimise in armonia con l’esistenza, placando la sua ansia. Presto, in poche settimane, l’isola divenne il cuore del mondo intero. (sara elle)