Il viaggio

labarcadineno

 

Addio,

dimentica

e perdona.

E brucia le lettere,

come un ponte.

E che sia il tuo viaggio

coraggioso,

che sia dritto

e semplice.

E che ci sia nell’oscurità

a brillare per te

un filo di stelle argentato,

che ci sia la speranza

di scaldare le mani

vicino al tuo fuoco.

Che ci siano tormente,

nevi, piogge

e lo scoppiettio furioso della fiamma,

e che tu abbia in futuro

più fortuna di me.

E che possa esserci una possente e splendida

battaglia

che risuona nel tuo petto.

Sono felice

per quelli che forse

sono

in viaggio con te.

 

Josif Alexandrovic Brodskij, 1957

 

 

 

 

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Come un epilogo

chiesaoleandri

Ricordatemi – disse. Ho percorso migliaia di chilometri
senza pane, senz’acqua, sopra pietre e spine,
per portarvi pane e acqua e rose. La bellezza
non l’ho mai tradita. Ho spartito equamente tutti i miei averi.
Non ho tenuto nulla per me. Poverissimo. Con un giglietto di campo
ho illuminato le nostre notti più feroci. Ricordatemi.
E perdonatemi quest’ultima tristezza: Vorrei
mietere ancora una volta con la falce sottile della luna
una spiga matura. Rimanere sulla soglia a guardare
masticando il grano, un chicco dopo l’altro, con gli incisivi
ammirando e benedicendo questo mondo che lascio,
ammirando anche Colui che sale il colle nel tramonto dorato. Osservate:
Sulla manica sinistra ha una toppa quadrata color porpora.
Non si distingue chiaramente. Soprattutto quella volevo mostrarvi.
E forse soprattutto perciò varrà la pena che mi ricordiate.

Ghiannis Ritsos

Un girotondo di danza e di dolcezza

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“Un girotondo di danza e di dolcezza,
aureola di tempi, culla notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perché non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,
navi cariche di cielo e di mare,
cacciatori di suoni e fonti di colori,

profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue scorre in quegli sguardi.”
(Paul Eluard)

Arietta settembrina

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Ritornerà sul mare 
la dolcezza dei venti 
a schiuder le acque chiare 
nel verde delle correnti. 
Al porto sul veliero 
di carrube l’ estate
imbruna, resta nero 
il cane delle sassate. 
S’ addorme la campagna 
di limoni e d’ arena 
nel canto che si lagna 
monotono di pena. 
Così prossima al mondo 
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo 
della dolcezza che spegni.

Alfonso Gatto

L’anima

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L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po’ più a lungo
solo in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.

Di rado ci dà una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.

Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre 
conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.

Quando il corpo comincia a 
dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.

Èschifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.

Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.

Wislawa Szymborska