Grecia

BluGrecia

– Ciane, Melpòmene, Giacinta,

– chiamava Persèfone dal balcone. Il suo peplo rosa

ondeggiava fin giù sulla spiaggia. – Nausica, Gelsomina,

Ismene, Elettra. I nomi

delle ragazze salivano più in alto dei gabbiani, per poi ca-

dere mollemente in mare

simili a isolette con rematori, barche da pesca, sedie di

paglia…

 

(da Il funambolo e la luna, G.Ritsos)

Advertisements

Marsiglia

Raoul Dufyv

“Nel bar di Fonfon presi il telefono e composi il numero di cellulare di Hélène Pessayre.
‘Si’ disse.
Musica sullo sfondo. Un cantante italiano.
un po’ al di là del mare c’è una terra chiara che di confini ed argini non sa. ‘Sono Montale, spero di non disturbarla’
un po’ al di là del mare c’è una terra chiara
‘Ho appena finito di farmi la doccia’.
Immediatamente, davanti ai miei occhi, sfilarono delle immagini. Carnali. Sensuali. Per la prima volta mi sorpresi a pensare a Hélène Pessayre con desiderio. Non mi era indifferente, lo sapevo bene, ma i nostri rapporti erano talmente complessi, a tratti talmente tesi, da non lasciar posto ai sentimenti. Almeno così credevo. (…)
un po’ al di là del mare c’è una terra sincera
‘Chi è il cantante che sentivo’?
‘Gianmaria Testa. Bella canzone vero?’ rispose con stanchezza.”
Jean Claude Izzo “Solea”, capitolo sedicesimo – Nel quale, anche involontariamente, la partita si gioca sulla scacchiera del Male

Poesia semplice

Pace non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l’orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.

Dino Campana

scogliettoportoferrCapraia

Il cielo stellato

(Imbruna, la linea d’orizzonte aspira

a un’unità che ne disponga l’ordine;

un respiro immobile di ombre, luce

contorna il fioco embrione della luna)

‘Nello stellato di stasera

infiniti nostri frammenti.

Pane d’aria ai nostri denti’.

Pierluigi Cappello da Azzurro elementare

stella


 

Il viaggio

labarcadineno

 

Addio,

dimentica

e perdona.

E brucia le lettere,

come un ponte.

E che sia il tuo viaggio

coraggioso,

che sia dritto

e semplice.

E che ci sia nell’oscurità

a brillare per te

un filo di stelle argentato,

che ci sia la speranza

di scaldare le mani

vicino al tuo fuoco.

Che ci siano tormente,

nevi, piogge

e lo scoppiettio furioso della fiamma,

e che tu abbia in futuro

più fortuna di me.

E che possa esserci una possente e splendida

battaglia

che risuona nel tuo petto.

Sono felice

per quelli che forse

sono

in viaggio con te.

 

Josif Alexandrovic Brodskij, 1957

 

 

 

 

Come un epilogo

chiesaoleandri

Ricordatemi – disse. Ho percorso migliaia di chilometri
senza pane, senz’acqua, sopra pietre e spine,
per portarvi pane e acqua e rose. La bellezza
non l’ho mai tradita. Ho spartito equamente tutti i miei averi.
Non ho tenuto nulla per me. Poverissimo. Con un giglietto di campo
ho illuminato le nostre notti più feroci. Ricordatemi.
E perdonatemi quest’ultima tristezza: Vorrei
mietere ancora una volta con la falce sottile della luna
una spiga matura. Rimanere sulla soglia a guardare
masticando il grano, un chicco dopo l’altro, con gli incisivi
ammirando e benedicendo questo mondo che lascio,
ammirando anche Colui che sale il colle nel tramonto dorato. Osservate:
Sulla manica sinistra ha una toppa quadrata color porpora.
Non si distingue chiaramente. Soprattutto quella volevo mostrarvi.
E forse soprattutto perciò varrà la pena che mi ricordiate.

Ghiannis Ritsos

Arietta settembrina

Immagine

Ritornerà sul mare 
la dolcezza dei venti 
a schiuder le acque chiare 
nel verde delle correnti. 
Al porto sul veliero 
di carrube l’ estate
imbruna, resta nero 
il cane delle sassate. 
S’ addorme la campagna 
di limoni e d’ arena 
nel canto che si lagna 
monotono di pena. 
Così prossima al mondo 
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo 
della dolcezza che spegni.

Alfonso Gatto