A proposito di Istanbul…

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Premio nobel per la letteratura 2006
« Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere » (O.Pamuk, Istanbul, 2003)

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Capraja

Relazione della Corsica, tradotta in italiano
James Boswell – 1 gennaio 1769

Capraja , o Caprara è situata al Levante circa 2j. miglia da Capo. Corso, dirimpetto alla Costa di Toscana . Quest’ Isola fu già annessa al Regno di Corfica , come parte del Territorio Feudale della Nobile Famiglia di Damaii , che ne furono privati dai Genovesi . Capraja è circa 40. miglia di circonserenza . Tutta quest’ Isola è sommamente scoscesa , e di supersicie secca , e dirupata . E’ tutta ad’ intorno cinta di rocche , ed è quasi inaccessibile d’ ogni parte , se non se ne eccettui un Porto ottimo , nel quale un gran numero di Vascelli , che passano il Mediterraneo , sono soliti di «’ricoverarsi . Contiene pisi di 3m. abitanti, i quali tutti sono radunati in una Citta all’ estremità dell’ Isola sopra del Porto . Gli uomini di Capraja sono forti , e robusti, vanno tutti sul Mare , e sono riputati li più arditi , e più esperti Navigatori di quella parte del Jvlondo . Le donne s’occupano “pri nei palliente in coltivar le vigne, di cui abbonda quest’ Isola . Ewi q^ì una forte Cittadella fabbricata sópra un’alta rocca, che domina la Citta , ed il Porto : è ben provvista di Artiglieria , ed i Genovefi vi tengono Guernigione . Sonovi pure due altre Torri alle due estremità dell’ Isola fabbricate piuttosto per scoprire i Corsari di Barbaria , che per difendere un Paese così ben fortificato dalla natura …

Boswell

Consigli da vecchi marinai

ventoacapraia

  • Aria rossa la mattina, non salpar, torna in cantina.
  • Aria rossa sul tramonto, di navigar non ne tener conto.
  • Bonaccia la sera, non t’imbarcare, aspetta la mattina.
  • Chi dorme non piglia pesci.
  • Chi è in mare, naviga; chi è in terra, radica.
  • Chi non va per mare, Dio non sa pregare.
  • Con fuoco, vento e mare, c’è poco da scherzare.
  • Con tutti i venti, il navigare è sempre da imprudenti.
  • Guarda il maree , s’è maretta, resta a terra di gran fretta.
  • Il buon nocchier, anche se il tempo è bello, non si fida e s’aggrappa al gavitello.
  • Il buon nocchier, con lo scirocco fresco, ripensa ai cari e la terra lo trattiene.
  • In mare è meglio prevedere che provvedere.
  • Il pesce morto comincia sempre a puzzare dalla testa.
  • L’ospite e il pesce dopo tre giorni puzzano.
  • L’uomo non accorto che crede di aver esperienza certa, se va in battello stai pur sicuro che cagiona sepoltura certa.
  • Meglio chiamare gli osti in terra che i santi in mare.
  • Nè di venere, nè di marte, non si salpa e non si parte.
  • Non gettar in mar la lancia se nel cuore hai paura per la tua pancia.
  • Nubi a levante, catene, ancore e boe sono cose sante.
  • Pecorelle a mezzogiorno, partirai senza ritorno.
  • Pecorelle all’orizzonte, vai sul molo, osservale e… inverti il fronte.
  • Poca cima poco marinaio.
  • Quando è pronto il tuo veliero, senza riposar non salpar e cambia pensiero.
  • Quando il sole è solicello non montar sul battello (“solicello” = appena visibile).
  • Quando le nubi salgono dal mar, non uscir a navigar.
  • Quando soffia il maestrale, star in porto non è male.
  • Se a libeccio gira il vento, fuggi dal mare con spavento.
  • Se a ponente vedi un lampo, è naufragio senza scampo.
  • Se di largo il vento spinge, cedi il passo a chi lo stringe.
  • Se la brezza è di nord-est, fuggi dal mar come la peste.
  • Se per mare vuoi andare, prima di tutto devi imparare a navigar.
  • Se ricevi il vento in poppa, manovrar sempre ti tocca.
  • Se t’imbarchi col garbino, è tremendo il tuo destino.
  • Se t’imbarchi col grecale, pescecane e funerale.
  • Tramontana scura in cielo chiaro, tieniti all’erta marinaro.
  • Vedi il mare e fuggi, vedi una caverna ed entra.
  • Vento alla terra, chi sta in porto mai non erra.
  • Vento a ponente, chi salpa dalla riva se ne pente.
  • Vento di levante, pesce tanto.
  • Vento di ponente, pesce niente.
  • Vento di tramontana si prepara la buriana.
  • Vento fresco di Provenza, navigar non è di prudenza.

Il trasferimento, un drabble per una maestra

barbaneratorna

Approdò su quella terra nera di lava che era ancora estate, mille gradini la separavano dal porto alla scuola. A metà della salita si fermò, fra enormi agavi  e fiori di cappero, stremata, il fiato le mancava, trovò difficile orientarsi. Nuvole bianche di settembre correvano sulla sua testa, una mano le indicò la casa rosa. Nella controra notò che non esistevano insegne. Nemmeno una parola scritta in quel fazzoletto di terra gettato in mare. La solitudine intima del luogo la rimise in armonia con l’esistenza, placando la sua ansia. Presto, in poche settimane, l’isola divenne il cuore del mondo intero. (sara elle)

Ulisse

Delfini lungo la rotta

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Umberto Saba

Vidi la felicità farmi un cenno…

sentieri

…”Così che, affranti dalla sete e dalla fame, sostenuti solo dal grande entusiasmo dell’arte, davanti a così straordinaria natura, non si ebbe neppure il refrigerio di un bicchier d’acqua né d’un morso di pane…tra quel precipizio di volti e di scale scendemmo dalla stretta gola dello scalo, alla marina e là si ebbe il risveglio il più voluttuoso di tutti i nostri sensi. La nostra vita, uscita dalle tenebre, spaziò negli infiniti azzurri di quelle profondità smeraldine. L’olfatto si inebriò di quel salso e penetrante odore marino. L’udito gioì del suono solenne dell’onda vittoriosa, che, col suo movimento ritmico, flagellava indomita le rocce dirupate e strappava di bocca al Rio”… (Telemaco Signorini, 1860) così descrisse l’autore, il suo primo incontro con la marina di Riomaggiore

Finestre

Matisse Studio

Matisse’s Studio, Nice painted by Damian Elwes 2007

“… I sogni sono vani inspiegabili: non tutti si avverano, purtroppo per gli uomini. Due sono le porte dei sogni inconsistenti: una ha battenti di corno, l’altra d’avorio: quelli che vengono fuori dal candido avorio, avvolgono d’inganni la mente, parole vane portando; quelli invece che escon fuori dal lucido corno, verità li incorona, se un mortale li vede” (Omero – Odissea)

Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.

Antonia Pozzi, 1929