Il tempo

“Col passare del tempo lo capirai. Ciò che dura, dura; ciò che non lo fa, non lo fa. Il tempo risolve la maggior parte delle cose. E quello che il tempo non può risolvere, lo si deve risolvere da soli.”

Murakami HarukiIslanda

A proposito di Istanbul…

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Premio nobel per la letteratura 2006
« Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere » (O.Pamuk, Istanbul, 2003)

Grecia

BluGrecia

– Ciane, Melpòmene, Giacinta,

– chiamava Persèfone dal balcone. Il suo peplo rosa

ondeggiava fin giù sulla spiaggia. – Nausica, Gelsomina,

Ismene, Elettra. I nomi

delle ragazze salivano più in alto dei gabbiani, per poi ca-

dere mollemente in mare

simili a isolette con rematori, barche da pesca, sedie di

paglia…

 

(da Il funambolo e la luna, G.Ritsos)

Murakami

AlbertMarquetLa cittadelle à Tanger1913

«Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere».

Murakami Haruki

Teneri desideri

EuforbiaCapraia.jpg

Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima
giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli
anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la
loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità
attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di
dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza
pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte,
la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l’orizzonte
con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e
teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si
attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma certo,
assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.
Ancora molto?
No, basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare
quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono
forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che
cercavamo? Per qualche istante si ha l’impressione di sì e ci si
vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e
si riprende senza affanno la strada. Così si continua il cammino
in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille,
il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di
calare al tramonto. Ma a un certo punto, quasi istintivamente,
ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato
alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente
che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile
ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che
già precipita verso il fiume dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi
non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono
accavallandosi l’una sull’altra,
tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada
un giorno dovrà pur finire. Chiudono a un certo punto alle nostre
spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e
non si fa tempo a tornare.
(Dino Buzzati)